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CHIESA DEI SANTI VALENTINO ED ILARIO IN VITERBO

“PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE DEI POLI LITURGICI DELLA CHIESA DEI SANTI VALENTINO ED ILARIO IN VITERBO”

0. Premessa.
La chiesa nella sua storia millenaria non ha mai determinato un proprio e specifico stile artistico ma ha sempre favorito e ispirato i molteplici stili che hanno segnato la storia dell’umanità nel tempo dopo Cristo. La quasi totalità delle correnti d’arte, siano esse architettoniche, scultoree o pittoriche, ha trovato negli edifici ecclesiastici e nelle loro suppellettili temi sui quali fondare i propri tratti stilistici. E’ comunque un dato essenziale quello che la storia degli ultimi due millenni venga scansionata soprattutto attraverso il modo in cui l’arte pura e l’arte applicata dell’architettura hanno interpretato i temi della religione cattolica. Una costante dunque che si ripete nel tempo, ogni opera è espressione del proprio tempo, tutto ciò che oggi è ritenuto classico è stato a su tempo innovativo e moderno agli occhi dei contemporanei. Questa breve considerazione è la base di ogni ragionamento o ispirazione che accompagna l’atto creativo di un progettista o di un artista, i quali entrambi attraverso la modellazione della materia, qualsiasi essa sia e attraverso qualsiasi tecnica esprimono la loro creatività e capacità di modellare. La modernità dell’arte, dell’architettura e del design, non è altro che l’espressione del tempo che si vive e non una definizione di stile.
L’approccio al concorso per la progettazione e realizzazione dei poli liturgici della Chiesa dei Santi Valentino e Ilario in Viterbo ha sollevato un acceso dibattito sulla vera natura degli oggetti da realizzare: progetto tecnico o creazione artistica, design o scultura, realizzazione meccanizzata o opera amanuense unica e irripetibile. Lo studio del tema ha necessariamente sciolto ogni dubbio in merito: si tratta sicuramente di una complessa materia multidisciplinare fatta di una componente ingegneristica quanto di arte nella sua essenza più pura; si tratta anche dell’ uso di complesse macchine per la lavorazione del marmo come della mano dell’uomo per restituire alla superficie della materia luce e profondità, il tutto in un condensato che include anche le conoscenze sulla liturgia come dell’ergonomia: non a caso queste che possono apparire solo semplici suppellettili della casa di Dio sono definiti i Fuochi della Liturgia.

1. Altare della Chiesa
L’altare all’interno di un’aula liturgica ricopre un ruolo di assoluto rilievo in quanto è al centro di tutta la celebrazione eucaristica, anche sotto l’aspetto meramente visivo. L’idea creativa parte dal desiderio di alleggerire la mole del parallelepipedo che inscrive sotto il profilo dimensionale l’altare e di conferire, in contrapposizione alla massa statica piena di un blocco logicamente inamovibile, un aspetto vibrante e trasparente. La trasparenza è intesa come capacità di far penetrare la luce per rendere vivo un blocco, che per definizione logica è impenetrabile. Il nucleo centrale è comunque pieno e solido, impreziosito da una colorazione bronzea proprio per restituire alla parte centrale dell’altare un ruolo di forza, solidità e pregio, protetta da veli di marmo che da esso dipartono fluttuanti nell’intorno senza punti focali o linee prevaricanti. Dal parallelepipedo centrale partono lastre di pesante e solido marmo di Carrara lavorate fino a renderle morbide e fluttuanti alla vista, che sembrano muoversi nell’aria in una stratificazione leggera, che simboleggia il sovrapporsi del tempo, in soluzione di continuità, senza fine. La lastra superiore, oggi liscia e piana per accogliere la mensa del Cristo tra gli uomini, nel futuro farà parte della storia infinita dell’uomo stesso e quindi si muoverà anch’essa fluttuante nell’aria. Una nuova lastra allora si aggiungerà solida e dritta per accogliere una nuova mensa con Cristo e così per sempre nel tempo futuro. Anche questa nuova lastra farà parte della storia della Chiesa e si muoverà verso la Cristianità. L’altare delle tante eucarestie che si ripetono nel tempo, ognuna a se, ognuna rinnovata dalla volontà di Dio di essere tra gli uomini e degli uomini di essere con Dio intorno al tavolo della cena del Signore, che non sarà mai l’ultima.
La procedura di realizzazione si muoverà intorno alla scelta di un blocco monolitico di Marmo di Carrara che sarà tagliato in tante sub blocchi a lastre dello spesso di 10 cm. Ogni lastra di grande spessore sarà sottoposta ad una particolare lavorazione sulle sei facce con una grande macchina a controllo numerico che muoverà i suoi utensili mediante un input digitale derivante dal software capace di modellare e gestire le forme nello spazio fedelmente al progetto elaborato per il concorso. Le lastre generate in una sequenza logica di sovrapposizione dettata anche dalle naturali e uniche venature del Marmo saranno dunque ognuna diversa dall’altra. Le lastre dovranno poi essere lavorate tutte a mano con utensili meccanici al fine di rendere uniformemente levigate tutte le facce, le quali, in ultimo potranno essere lucidate a specchio.
Finita la lavorazione del marno si passerà all’assemblaggio a secco in laboratorio dell’altare per verificarlo in ogni sua parte; il nucleo centrale costituito da lastre di ferro di spessore pari a 15 mm conferirà anche un aspetto di grande solidità statica oltre a fornire la sensazione iconografica di cardine solido sul quale e dal quale si ancorano e si librano le lastre sovrapposte. Il trattamento superficiale della parte ferrosa sarà ottenuta con un particolare processo di adesione di una lamina di bronzo che si ottiene grazie alla variazione della percentuale di zinco e stagno nella lega di fusione. La modellazione plastica e la colorazione a naturale sfumatura dorata e brunita della superficie finale intende dare un aspetto di corposa vitalità.
Il peso finale dell’altare conferirà ad esso stesso la stabilità di quale deve caratterizzarsi; stabilità autonoma senza ancoraggi a terra, quindi fisso e in aderenza al pavimento.
La collocazione sarà quella centrale del presbiterio in modo che il celebrante possa rivolgersi all’assemblea.

2. Altare della Cappella Feriale
L’altare della Cappella Feriale possiede le stesse connotazioni stilistiche dell’Altare della Aula della Chiesa e quindi, sicuramente, non un ruolo secondario rispetto a quest’ultimo. Anch’esso è posto al centro della celebrazione in un aula che ha solo la caratteristica di essere di diverse dimensioni rispetto al complesso di cui è parte. D’altro canto, non esistono criteri che possano definire una Chiesa più importante di un’altra e a maggior ragione le misure metriche che contraddistinguono la forma di un fuoco liturgico così importante come un altare, non possono certamente generare gerarchie di sudditanza o prevaricazione di sorta. Il tema non è quello di pensare e realizzare un altare minore ma quello di realizzare nello stesso contesto due oggetti con la stessa funzione, ma con propria identità stilistica, pur mantenendo lo stesso messaggio iconografico.
L’idea è quella di realizzare un blocco che abbia gli stessi tratti dell’altare, della Chiesa, ma in questo caso ricavati per sottrazione da lastre verticali. Anche per l’Altare della Cappella Feriale le macchine a controllo numerico plasmano il blocco di Marmo di Carrara disegnando le linee fluttuanti di lastre sovrapposte creando un gioco di ombre in luogo della penetrazione della luce per trasparenza.
Il nucleo, solido e stabile , è dato dal Marmo stesso, il quale pur se scavato in bassorilievo mantiene uno spessore di materia tale da conferirne peso e quindi non mobile.
La collocazione sarà quella centrale del presbiterio in modo che il celebrante possa rivolgersi all’assemblea.
3. Ambone della Chiesa
L’Ambone è situato alla destra dell’altare verso l’assemblea in un piano leggermente più alto rispetto al piano del presbiterio; anch’esso è costituito dagli stessi materiali dell’Altare: metallo e marmo di Carrata. Il tema della crescita e sovrapposizione anche in questo caso si ripropone, ma con linee verticali e tese degli spigoli del blocco marmoreo piuttosto che per sovrapposizione delle stesse. Ramificazione che da terra si innalza in una crescita che non denuncia la possibilità di fine, come la parola che da esso si propaga raggiunge l’assemblea e si diffonde ulteriormente. Il fregio prezioso, costituito da una lamina di bronzo fuso a cera persa, visibile per lo strappo casuale del marmo, benché forte solido, simboleggia la presenza della parola di Dio. Il messaggio che si intende comunicare è quello che la parola di Dio si fonda su temi forti e concreti come la pietra e la sua vitalità è rappresentata dallo strappo dalla pietra stessa che lascia trasparire ancora la lucentezza e solidità del metallo rappresentato da un nastro a quattro facce di bronzo levigato e lucidato sul quale emerge a rilievo la scritta UT ÀUDIAM VOCES LAUDIS: ET ENÀRREM UNIVÈRSA MIRABILA TUA che si ripete senza soluzione di continuità lungo il perimetro del fregio metallico.
L’appoggio dei testi sacri è piano e da esso fuoriesce una lastra traslucida sul quale ai appoggiano i libri; la trasparenza del leggio lascia sospeso e visibile il Sacro Libro delle Scritture in modo da rendere solida la provenienza della parola di Dio. Il piano inclinato nasconderebbe agli occhi dell’assemblea le Scritture.
La collocazione sarà sul presbiterio, a destra dell’altare verso l’assemblea, in posizione leggermente avanzata e rialzata rispetto all’altare.

4. Ambone della Cappella feriale
L’Ambone della Cappella Feriale come per l’Altare ad esso vicino, possiede le stesse connotazioni stilistiche dell’Ambone della Aula della Chiesa. Anche in questo caso non è stato ritenuto opportuno non realizzare un oggetto con un ruolo secondario: il progetto prevede un blocco che abbia gli stessi tratti dell’Ambone della Chiesa ma in questo caso ricavati per sottrazione da lastre verticali. Le macchine a controllo numerico plasmano il blocco di Marmo di Carrara disegnando lo strappo dalla pelle superficiale della lastra creando un gioco di ombre in luogo della sovrapposizione di due diversi materiali: marmo su marmo in luogo di marmo su metallo.
Il messaggio che si intende comunicare è sempre quello che la Parola di Dio si fonda su temi forti e concreti come la pietra e la sua vitalità è rappresentata dallo strappo della pietra stessa che lascia trasparire una diversa superficie sempre di marmo ma con diversa lucentezza e sempre con la scritta a rilievo UT ÀUDIAM VOCES LAUDIS: ET ENÀRREM UNIVÈRSA MIRABILA TUA che si ripete senza soluzione di continuità lungo tutto il perimetro del fregio scavato.
Il sistema di appoggio dei Testi Sacri è sempre quello di adagiarli inclinati sopra una lastra traslucida; la trasparenza del leggio lascia sospeso e visibile il Sacro Libro delle Scritture in modo da rendere solida la provenienza della parola di Dio all’assemblea.
La collocazione sarà sul presbiterio, a destra dell’altare verso l’assemblea, in posizione leggermente avanzata rispetto all’altare.

5. Sede del presidente nella Chiesa e nella Cappella Feriale, le sedute dei Ministri.
Le sede del presidente, realizzata in due esemplari eguali da collocare sia nella Chiesa sia nella Cappella feriale, è collocata sul presbiterio in un ambito decentrato sul lato sinistro dell’altare, verso l’assemblea, comunque in posizione tale da consentire al presidente la piena e reciproca visibilità con l’assemblea dei fedeli. Essa è assolutamente libera da decori e nella sua essenzialità, costituita da una seduta in pietra di marmo di Carrara e uno schienale in legno di rovere, rievoca il tema della povertà attraverso l’assoluta essenzialità degli elementi in gioco.
Il celebrante è servo di Dio e come suo ministro celebra l’eucarestia senza ostentare alcun privilegio rispetto ai fedeli. La seduta geometricamente pura e adagiata sopra un basamento di legno che da orizzontale si piega verticalmente sino a divenire lo schienale. Un “cuscino” di pietra, deciso nelle forme e di struttura decisamente indeformabile. Il servo di Dio che anche nel riposo e nel raccoglimento non trova il conforto di morbidi giacigli, ma l’essenzialità delle forma e della materia. Non un semplice esercizio stilistico di design ma il desiderio di comunicare, in contrapposizione all’opulenza del trono, la povera essenzialità che deve contraddistinguere chi celebra la Santa Messa.
Lo stesso messaggio di pulita razionalità è data dalla sedute dei ministri, le quali, in numero di tre, ma che possono moltiplicarsi all’esigenza dato il concetto di serialità con la quale è stato concepito il progetto, ripropongono gli stessi concetti stilistici e iconografici della seduta del celebrante. Le tre sedute sono situate sul presbiterio alla destra dell’altare verso l’assemblea, in posizione tale da poter compiere con facilità il proprio ufficio.

6. Il fonte battesimale.
Il Fonte Battesimale è situato in uno spazio capace di accogliere la Celebrazione del Sacramento del Battesimo in un ambito prossimo all’ingresso a sinistra dell’aula in modo da permettere sia l’accoglienza che la partecipazione dei fedeli alla Celebrazione del Sacramento del Battesimo.
Il Fonte è alimentato da acqua che dal basso sale verso l’alto a bassissima pressione, fuoriesce in un simbolismo che tende a rievocare la naturale sorgente dalla pietra con la vitalità, freschezza e dinamismo che contraddistingue la spontanea affluenza sorgiva. Il pensiero del Giordano e del movimento dell’acqua che sgorga e si muove liberamente, come sorgente di vita in un alveo naturalmente irregolare. La struttura in marmo di Carrara, che con il suo colore chiaro tende ad esaltare la trasparenza e la limpidezza dell’acqua, è costituita da un basamento, sempre in marmo, ma cavo in modo da poter accogliere la dotazione impiantistica capace di consentire l’afflusso e il deflusso dell’acqua, nonché il suo riscaldamento.
La forma del fonte con il profilo sottilissimo della bordatura scaturisce dal desiderio di rendere quanto più possibile leggera la linea di confine tra l’acqua e l’intorno, allo scopo di scongiurare ogni idea assimilabile al “contenitore”. Il profilo allungato, oltre che a simboleggiare una propensione alla spostamento dell’acqua dalla sua sorgente, consente di celebrare una cerimonia con più persone lungo il perimetro della fonte, le quali, possono partecipare in comunione al rito del Battesimo stringendosi intorno al nuovo cristiano che viene accolto nella comunità.
7. Tabernacolo.
Unico, inamovibile, solido. Il luogo deputato alla custodia della Santissima Eucarestia è di certo un tema di progettazione o di creazione artistica che pone una notevole serie di interrogativi sulla appropriatezza di qualsiasi forma o materiale.
Il pensiero che con più forza ha guidato l’approccio al tema e la “forza” della Santissima Eucarestia. Una forza vitale che nessun luogo può contenere senza essere destabilizzato dall’energia che trasmette. La stessa forza con cui Gesù risorge dal sepolcro spostando il pesante masso posto a chiusura dello stesso. La parete di fondo della Cappella feriale si muove, si destabilizza. Non riesce a contenere la forza della continua resurrezione di Gesù. Le lastre di marmo di Carrara sembrano staccarsi, muoversi, esplodere sulla spinta del suo centro identificato dallo sportello in bronzo plasmato semplicemente sulla superficie del Tabernacolo. Dalla superficie piana di fondo del presbiterio, tra le due fenditure verticali di luce naturale, parti della struttura sembrano muoversi in un dinamismo che evoca la vita che esprime l’Ostia Consacrata, benché ben custodita all’interno del tabernacolo.

PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE DEI POLI LITURGICI DELLA CHIESA DEI SANTI VALENTINO ED ILARIO IN VITERBO
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2018-05-14T07:44:18+00:00